Valzer viennese

Gli abili venditori di sogni, quelli che ti promettono un accesso facile all’università, il lavoro ideale in 3 semplici passi o ancora coloro che pubblicizzano con tono da Ultras durante un derby calcistico un metodo di studio di 100 pagine al minuto non mostrano mai le controindicazioni, esaltano i vantaggi del prodotto con un ritmo scandito allo stesso modo della pubblicità di Real Time “Mi piace così” mandata in onda almeno 5 volte a réclame filastroccando tramite Iva Zanicchi: “ho perso 4 chili in 1 mese! Prova anche tu e la prima settimana è gratis!”. Gli spot sulla pillola anticoncezionale si servono di 30 secondi per mostrare gli effetti benefici del farmaco e nei restanti 2 secondi inseriscono la modalità turbodiesel rendendo incomprensibili all’ascoltatore i possibili effetti collaterali perciò per il nostro cervello le controindicazioni non esistono, logico no?! Non comprendo quindi non esiste il concetto. Un “cogito ergo sum” cartesiano adattato all’esigenza personale.

Avresti mai scelto il disturbo alimentare conoscendo le conseguenze? Col cazzo onestamente tuttavia esso offriva numerose promesse, ha tracciato con accuratezza nella mia ragione i miglioramenti che avrei ottenuto nella vita sociale e relazionale senza menzionare che ciò sarebbe stato superfluo in quanto la malattia è a lungo termine mietitrebbia di amicizie, rapporti amorosi e vitalità, è il cavallo di Troia che entra sotto mentite spoglie: un dono, una speranza di riconciliazione dopo anni di guerre contro la propria interiorità, prospettiva di un futuro di primavere, rose dal profumo inebriante e mandorli giapponesi durante la stagione di fioritura.

Ma che senso ha sentirsi accettati se poi non c’è più nessuno con cui relazionarsi? Se la domanda fosse stata rivolta alla mia persona dalla coscienza stessa forse il disturbo non si sarebbe solubilizzato così rapidamente, infatti se non apri, getti nel bicchiere d’acqua e sorseggi il contenuto della bustina di Tachipirina essa non entrerà in circolo tuttavia, senza sapere di essere allergici all’acetaminofene, non appare come cattiva idea quella di lenire il mal di testa o la febbre con aiuto farmacologico. La domanda sorge troppo tardi, si materializza solo dopo la reazione allergica, i pruriti, i rossori e la gola gonfia. Non sapevi di essere allergico perciò l’antistaminico non è tra gli scaffali del bagno, sai che sarà inutile rovistare tra shampoo, crema idratante, mascara e lozione per capelli dal liscio perfetto. L’unica soluzione è chiedere aiuto ma è proprio questo che differisce il disturbo alimentare dalle malattie fisiche: mi fa male la schiena allora vado dall’ortopedico e faccio la lastra, ho sintomi da infarto del miocardio allora corro in pronto soccorso per preservare la mia vita. Il dolore fisico cerca una soluzione, è entità concreta e visibile all’occhio, di maggiore comprensione dal mondo esterno per il principio evangelico del “se non vedo non credo” ma anche per l’accettazione personale dell’avere una malattia. Perciò chi vede: sfoghi cutanei, difficoltà di movimento al braccio sinistro o è bloccato al letto per il colpo della strega non esita a chiedere soccorso invece il disturbo è raggirante e tu l’aiuto non lo vuoi perché:

  1. Tu non hai un problema, hai un Aladino che sfrega la sua lampada dorata senza lasciare che tracce di polvere si depositino sulla superficie riflettente e in tal modo mostra la possibilità di raggiungere i desideri senza però farli sfiorare dal tuo mignolo destro
  2.  Lui ha promesso di renderti migliore perciò perché affidarsi ad altri quando hai già un mentore?! Cambieresti dottore quando già la prescrizione medica offerta da quello scelto è per te soddisfacente?

Nessuno tra i Troiani avrebbe fatto entrare dalla porta della città il cavallo acheo in legno cavo internamente se avesse saputo di avere una bomba a idrogeno che suonava al campanello. Non conosco alcun padrone di casa che fa accomodare i ladri sul divano offrendo tè e biscotti mentre essi fanno bottino, se invece un’anziana signora si presenta con doti magiche promettendo un futuro di salute in cambio di qualche grammo di oro allora tu, imbottito di disperazione come i piumini invernali lo sono di piume d’oca, aprirai ogni cassetto del comò guidato dalla cecità istintiva della speranza.

Chi sceglie il disturbo non è stolto, non è incosciente, non è sprovveduto perciò cessa di darti colpe poiché eri solo disperato, eri solo Teseo, intento a cercare lo schema di uscita dal labirinto quando ad un tratto la voce suadente di Arianna ha abbracciato le tue spalle offrendoti il capo di un filo in lana merinos. Gli Achei di ritorno dalle proprie terre in compagnia di Odisseo riuscirono a resistere all’inganno delle Sirene solo grazie alla conoscenza del loro trucco e fabbricarono tappi in cera per l’udito affinché non sentissero il richiamo della loro voce. Tu conoscevi l’inganno nascosto in penombra? No, perciò come proteggersi se non si crede di essere in pericolo? Solo successivamente, con l’aiuto degli esperti, comprenderai il meccanismo patologico raffinato e saprai riconoscere che il 120% di sconto che “Poltrone Sofà” offre da anni ormai nelle sue pubblicità in Rai è soltanto specchietto per le allodole poiché nessun venditore ti regalerebbe il divano offrendoti altri soldi in più.

Il disturbo è climax ascendente, all’incipit una brezza al sapore di salsedine, è ciò di cui si ha più bisogno in una giornata nell’immenso lago chiuso conosciuto come “mar Adriatico”: il soffio di Zefiro, dopo ore di colla sotto il sole ustionante di luglio inoltrato, diviene bevanda fredda in un’oasi desertica. È la pennichella ristoratrice dopo l’esame universitario di Diritto Penale, il Brufen da 400 mg che lenisce il mal di testa. Poi, come in una passeggiata montana non esistono solo vallate verdi, piacevoli e rilassanti ma anche rocce scure, irte e affaticanti, esso diventa da ventilatore a condizionatore sparato a 16 gradi negli uffici e tu, sudato poiché hai arrancato tra gli scalini di tre piani (maledetti palazzi antichi senza ascensore), asciughi gocce che scivolano dalle tempie con aria di freezer già consapevole dei futuri dolori alla cervicale ma oramai: sei entrato, aspetti il tuo turno in fila, devi fare la denuncia dei redditi dal commercialista e credi di poter tornare alla situazione precedente con un semplice antiinfiammatorio (tanto le farmacie lo danno sempre senza ricetta medica).

D’estate diresti mai di no al condizionatore? Preferiresti sudare da parti del corpo che non credevi avessero ghiandole sudoripare (esempio pratico: nella piega interna delle ginocchia), saresti asceta e purista tanto da rifiutare la tentazione del comfort tecnologico (sacro Willis Carrier che nel 1902 decise di brevettare Sua Santità Climatizzatore)? L’unico effetto collaterale visibile alla mente ad ora è il possibile mal di collo e tu sei giovane, asciughi i capelli di notte con la testa sul cuscino, fai a gavettoni con i tuoi amici e poi vi sedete su una panchina a chiacchierare per ore attendendo l’evaporazione idrica sotto i raggi solari. Quale ventenne ha mai pensato ai dolori dell’età avanzata? Invece purtroppo i quaranta arrivano per tutti e avrai: mal di schiena, problemi respiratori, febbre, cefalea, contratture muscolari, infezioni (insomma prepara l’appuntamento per l’estrema unzione e valuta se usare il Ciliegio o la Quercia per la tomba).

C’è un lasso di tempo, percepito dalla persona come un istante ma prolungato per mesi, in cui il vento si alza e le finestre vanno chiuse poiché fogli del tavolo iniziano a volare in aria e si spostano nella stanza adiacente. Pian piano righe se ne vanno volteggiando lentamente senza posarsi a terra e il libro appena sotto il tuo naso perde personaggi: prima le comparse e alla fine credi non siano di grande rilevanza dato che la storia può proseguire indisturbata, successivamente non riesci a trovare le prime pagine e fatichi a ricordare per la stanchezza mentale. Come può un malato di Alzheimer leggere capitoli di una narrazione di sera in sera se l’ippocampo cessa di raccogliere la memoria a breve termine delle informazioni lette? Ti dimenticherai allora di te, la tua identità è Nessuna, diventi “Il Fu”: un residuo di Mattia Pascal, ciò che è rimasto nella memoria altrui dopo la sua morte dichiarata, diventi poi Adriano Meis e non rammenti cosa venne prima o ricordi ma quell’esistenza affaticante non vuoi ti appartenga più.

Ora il disturbo annidato nei tuoi pensieri offre una soluzione ovvia: lui sarà la tua identità. Non ricordi quando hai firmato quel patto di Acciaio, è un po’ come l’“accetto tutti i cookies” sui siti internet di Zara o Bershka senza nemmeno sapere cosa siano effettivamente i cookies anche perché, leggendo questa parola con la fretta di acquistare il top estivo perfetto, l’unica immagine presente nel lobo occipitale è la seguente:

Tu sei il disturbo e ciò che rinforza il disturbo stesso è che anche gli altri ti riconoscono come tale. Quando Mussolini salì al potere era superbo, impavido e sconsiderato. Certamente invece allorché insegnava francese tra banchi di scuola, senza il sostegno dei più in quanto accadde precedentemente alla sua ascesa, non urlava il discorso del Bivacco riducendo la classe in manipoli e instaurando una dittatura parigina basata su croissant e tour Eiffel. Il consenso della massa alimenta il politico così come la benzina consente di condurre altri chilometri di strada. Perciò è proprio in questo frangente, nell’intervallo tra una fase patologica e l’altra, che esso chiederà di più poiché è sicuro che la tua mente, ormai avvelenata di cicuta e monossido di carbonio, siglerà ogni accordo pur di sentire la legittimazione altrui e sfiorare con quel mignolino il “sono abbastanza”. Tu non accetti però il piacere di essere visto, l’assolo di danza classica a teatro San Carlo poiché hai sempre detestato l’egocentrico: colui che si mette in luce per essere esaltato dagli altri, chi monopolizza la conversazione diventando il capobranco al bar e seduce ogni donna senza sceglierne alcuna solo per il piacere di essere corteggiato. Detesti allora te stesso poiché il “ti si vedono le clavicole”, “la spina dorsale sporge” e ancora “ma quanto sei bella ora che sei dimagrita, stai proprio in forma!”, tutto questo diventa una linfa che scorre nei tuoi dotti, ossigeno in alta quota, sigaretta dopo ore di “vietato fumare” nei locali. Ti senti finalmente apprezzato e questo abbassa l’intensità del tuo “sono una merda”, tuttavia continuerai a sentirti la feccia della società poiché ora quello che era il tuo compagno diventa giudice spietato divertendosi a urlare nell’orecchio che devi fare più, tutto ciò infatti ora non basta. I cocainomani non hanno mai comprato la stessa grammatura dallo spacciatore, nessun giocatore d’azzardo si è fermato a una puntata di 500 euro se scorgeva la possibilità di guadagnarne 1 milione, nessun ossessivo ha mai mantenuto la stessa frequenza di spolverate al comodino nei giorni a seguire poiché la stanza poteva apparire maggiormente limpida. Tu sai di volere di più perché è la voce fuoricampo che lo dice, la voce riecheggia nella tua mente perciò essendo il “TUO” intelletto a percepirla credi di avere formulato tale pensiero tu stesso.

La coesione della tua identità a quella della malattia genera un paradosso: chi parla? Il “Cogito ergo sum” cartesiano è reso “lo pensa la mia mente quindi sono io a pensarlo”.

In luna di miele due sposini non litigano mai, si godono giorni di tintarella o passeggiate da turisti con cappellino a falda larga. Allo stesso modo nella tua vita ad ora è tutto lucente, gli specchi riflettono e ami osservare i progressi come gli anziani con le braccia dietro la schiena passeggiano in un cantiere edilizio e osservano i nuovi mattoni apposti di giorno in giorno dagli operai. Se qualcuno si frappone tra te e il tuo riflesso diventa tuo nemico e a questo punto, munito di un diserbante, brucerai tutto ciò che ti circonda. Non furono i Greci a mandare in fiamme Troia ma i Troiani stessi diventano piromani della loro terra natia a causa della loro avventatezza nell’ingresso del dono nemico in città.

Non esci più con i pochi amici residui per evitare ogni genere di pasto divenuto un untore manzoniano nella Milano degli anni 1630: pizzeria? Ahahahhha bella questa, compleanno? Seh ciao, sicuro poi c’è la torta piena di crema e burro. Al massimo ti concederai un’insalatina al ristorante per dare parvenza di normalità palpando occhi penetranti che ti circondano.

Dopo il mio ricovero lucchese, pulendo la mia cameretta, ho rinvenuto pezzi di pane ammuffito sotto il letto. Ho pianto, pianto per essere stata una bugiarda, il ricordo di una me intenta a nascondere frammenti di cibo nelle tasche nei momenti di distrazione casalinga ferisce quando sai riconoscere il disturbo poiché comprendi cosa ti ha reso: da sincera a menzognera, da sportiva a iperattiva, da gentile a furibonda, da socievole a Grinch nei giorni natalizi, da adulta a bambina. Osservi con occhi a 10 decimi come esso sia un Valzer Viennese in ¾, il primo battito è accentuato infatti esso irrompe, è una vecchietta nei paesini di campagna che entra in casa senza bussare alla porta e tu magari stai facendo il bidet. Poi gli altri due movimenti sono di assestamento, più deboli ma ostinati. Ad ogni battuta aggiungi 3 passi e, chi in pochi mesi chi in anni, ma comunque tutti si trovano sull’orlo del precipizio di una scarpata. Willi il Coyote dovrà ora scegliere: eseguire l’ultima battuta mantenendo le consuete abitudini o fermare la musica e chiedere aiuto. Quando le rocce sotto i piedi si sgretolano e tracce di breccia volano seguendo la gravità per metri di altezza nel vuoto, solo lì conoscerai davvero di essere malato. L’ottimismo non mi si addice per inclinazione naturale perciò scriverò che alcuni, una parte di ragazze/i non si rendono conto o non accettano la malattia nemmeno in procinto della caduta.

Nessuno però è in grado di chiedere aiuto in entrambi i casi, riesci infatti a urlare all’autista del pullman di fermarsi quando sei afono? Probabilmente nemmeno proverai poiché sai che in ogni caso egli non sentirà.

Ineffabile perciò è il “grazie” che vorrei rivolgere a mia mamma per avermi costretto a firmare il contratto di ingresso alla struttura di ricovero “Ville di Nozzano”. E no, come potete facilmente intuire il problema non erano l’abbigliamento largo che non evidenziasse le forme corporee, nemmeno l’abolizione delle parole che potessero incentivare il disturbo o ancora il bere un tot di acqua al giorno. Il vero incubo era avere lo spot di “Mi Piace Così” ribaltato: non perdi 4 chili al mese, ne metti tra 0,5 e 1,5 a settimana per un totale di 4 al mese in media. Il mio pensiero da genio del male è stato:” ahahahhahahah col cazzo, si torna i Umbriaaaa” ma mia mamma mi ha stretto la penna tra le mani e abbiamo firmato insieme osservando l’animo nelle nostre pupille macchiate di dolore.

Il ricovero è poi diventato volontario, quando infatti ti rendi conto che hai gettato nell’indifferenziato abiti nuovi comprendi che il disturbo è un nemico, detta in maniera gentile, a parole mie direi che è un vero pezzo di merda.

Ho compreso che frugare tra secchi dell’immondizia o gettarsi nel camioncino della Gesenu per recuperare rapporti, studi e sogni non riporta indietro nel tempo in quanto esso è un asse orientato nella sola direzione crescente verso valori positivi. Diventa frustrante e i vestiti di amicizie antiche sono ormai bucati e non ti stanno più bene: troppo lunghi, troppo stretti o troppo larghi, il colore ti sbatte anche perché chi andrebbe in giro con una maglia giallo canarino?!

Arrivata al termine del mio prolisso confabulare interiore comprendo che lo scopo delle mie righe è la speranza nella possibilità di far conoscere il disturbo prima del dirupo, pre-solitudine, pre-rabbia, pre-buio. Ricostruire infatti la mia dimensione, il mio spazio vitale e i rapporti interpersonali sono ad ora la mia battaglia più complessa, una lunga guerra, non di certo la “guerra lampo” che prometteva la Germania degli anni ’30. Di gran lunga più estenuante di un esame universitario o l’esame di maturità.

Scegliere di curarsi è infatti scegliere di essere nuovamente partoriti, nascere una seconda volta e imparare a camminare nuovamente nel senso letterale del termine. Scoprire che si può passeggiare per piacere, con un’amica e un gelato tra le mani, non camminare per bruciare calorie e pensieri. Cominciare a parlare nuovamente dopo mesi di silenzio o frasi a metà, ora infatti i termini corretti tornano alla mente senza difficoltà e la memoria diventa concreta. Così, senza accorgertene tornerai a leggere, in una sera di luglio priva di sonno e comprenderai le linee orizzontali che prima vedevi solo come tratti di nero corvino in pagine ingiallite.

Tornerai a volerti bene, impiegherai anni ma ogni giorno accetterai le tue imperfezioni interiori.

Il dismorfismo forse ti accompagnerà ancora per molto, come l’alito sa di aglio quando per sbaglio incontri una sua becca tra gli spaghetti aglio, oglio e peperoncino, ma la differenza è che tu conosci. Ora sai chi parla, io e lui siamo ora due entità separate e non due facce della stessa moneta, il valzer sarà un ritmo che guarderai con rabbia o stanchezza e deciderai di provare altri stili: polka, baciata, salsa o merengue.

Tu conosci che non è realtà, la mente abituata a vedersi una merda per anni non può improvvisamente vedere davanti a sé il cioccolato della Perugina però guarderai la tua sagoma riflessa, di tanto in tanto: quando ti trucchi, al bagno del ristorante per controllare la presenza di fili verdi tra denti o per vedere se l’outfit matcha bene, e, osservando i difetti senza scrutarli, penserai:

”ho dei difetti ma vivo e poi non sono nemmeno così male con gli occhi sorridenti”.

Non è soltanto vita corporale: respiro, mangio e faccio i bisogni. La mia anima vive, c’è fuoco vitale in me, c’è πνεũμα!

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